Un parto naturale

Ci sono momenti in cui sembra di non farcela. Ma poi si scopre di avere un’energia inaspettata…

“Carissima Annamaria,
è difficile descrivere a parole tutta la commozione e lo stupore di quanto è accaduto. L’esperienza del parto è stata così bella e intensa che di più non avrei potuto immaginare.
Non sono in grado di rendere bene a parole tutto ciò che con forza e passione ho vissuto.
Grazie di cuore.”

Valentina ringrazia me di una impresa che lei ha compiuto e condotto a termine magnifica-mente. Io mi sono limitata ad accompagnarla con occhio vigile affinché il parto seguisse il suo corso. Ogni mamma sa affrontare le contrazioni, il dolore ritmato e le pause che preparano l’utero e i genitali ad aprirsi per dare la vita. Si vive una giornata fuori dal tempo. Una giornata intensa che racchiude emozioni e sensazioni uniche, irripetibili, che a tratti spaventano e poi, infine, esaltano.
Ogni donna ha il suo travaglio. Ogni travaglio ha un ritmo… E il ritmo si fa via via più vivace fino a diventare incalzante. Si affaccia ogni tanto la paura di non farcela, di non essere capaci. Ed è allora che servono parole, gesti, sguardi che incoraggino la mamma e la rassicurino.
A circa 6-7 centimetri di dilatazione, le contrazioni si avvi-cinano, sono intense e le pause diventano più brevi. Nella mia esperienza non c’è donna che non si scoraggi… C’è chi chiede il cesareo, chi il favore di ?tirarlo fuori? in ogni modo. C’è chi chiede l’epidurale.
Come Valentina. Erano circa le sette e mezzo del mattino ed era trascorsa tutta la notte.
Stanchi, tutti. Vicini, però, al momento che, come per magia, fa tornare l’energia per partorire. Valentina manifestava la sua voglia di smettere. Tutto pro-cedeva magnificamente, a parte la spossatezza. Ugo e io abbiamo perciò deciso di fare con lei un patto. Avremmo fatto insieme ogni movimento, massaggio o altro che le per mettesse di superare questo momento… Era sorto il sole da poco quando Valentina chie-deva l’epidurale. Le pause tra una contrazione e l’altra duravano un minuto e lei, per circa 40 – 50 secondi, dormiva tra le braccia di Ugo, premuroso e attento.
Presto ha raggiunto la dilatazione completa.
Ed ecco arrivare dal profondo, come sempre, l’energia che permette di accompagnare il bimbo nella discesa che lo conduce a far parte di questo nostro mondo. Tutto assume un altro colore. La fase espulsiva è carica di una forza che ogni donna scopre solo nel momento in cui la vive. Così, dopo circa due ore dal momento in cui Valentina credeva di non farcela e voleva l’epidurale, Francesco era tra le braccia della sua mamma. Lo sconforto, ora, lasciava il posto alla gioia, allo stupore, all’ebbrezza.

Articolo tratto da “Donna&mamma” Marzo 2002